
Nota:
Il testo di questa prova è ottimizzato per la lettura su laptop e PC; sugli smartphone, per la sua lunghezza e per il numero di foto, si presta meno.
Dati essenziali
- Modello: HIKMICRO Lynx LH19 2.0
- Zone d’impiego: boschi, paesaggi, osservazioni notturne
- Uso: in movimento & in appostamento
- Obiettivo: scoprire gli animali & fotografarli in modo mirato
- Periodo di prova: dai mesi invernali fino alla primavera, in condizioni diverse
- Osservazioni particolari: civetta nana, sparviere, volpe, stormo di storni
Indice
- Perché una termocamera per la fotografia di fauna selvatica?
- Panoramica del modello provato
- Condizioni di prova & metodo
- Specie osservate
- Uso pratico sul campo
- Uso & ergonomia
- Qualità d’immagine & resa
- La resa a temperature diverse
- Punti di forza & limiti
- Gli scenari migliori e le attrezzature complementari
- Differenze stagionali & effetto sulla qualità d’immagine
- Conclusione & consiglio
- Aspettative contro realtà
- Alternative
- FAQ
Perché una termocamera per la fotografia di fauna selvatica?
Qualche mese fa mi sono preso una termocamera. All’idea ci pensavo già da un anno. Il motivo era che immaginavo di poter individuare meglio gli animali – e allo stesso tempo di allargare la mia esperienza con la fauna selvatica.
In poche parole: rendere visibile quello che è nascosto.
Una volta presa la decisione di comprarmi questa attrezzatura, ho dovuto prima entrare nelle basi di questa tecnologia, per poter arrivare a una scelta d’acquisto.
Alla fine mi ha convinto la resa della HIKMICRO Lynx LH19 2.0, quella che ho trovato nelle mie ricerche su internet. Si tratta di una termocamera d’ingresso. Un giudizio su se sia migliore o peggiore dei modelli della concorrenza non lo posso dare, perché non ho esperienza con altre termocamere. Posso però raccontare come questa tecnica mi aiuta – e dove ne vedo i limiti.
Le termocamere le usano quasi sempre i cacciatori. Gli animali che individuano sono di norma più grandi dei passeriformi.
Il pubblico di questi apparecchi – e con esso gran parte della costruzione e delle funzioni – sta chiaramente nella caccia. Per questo all’inizio non mi era chiaro se un apparecchio del genere valesse davvero per i miei scopi. E siccome non volevo investire un budget troppo alto, mi chiedevo se i modelli d’ingresso fossero adatti.
Panoramica del modello provato HIKMICRO Lynx LH19 2.0

La termocamera Lynx LH19 2.0 è un modello d’ingresso dell’azienda HIKMICRO. In base alle mie ricerche l’apparecchio mi ha convinto soprattutto per il buon rapporto qualità-prezzo.
Specifiche tecniche (dati del produttore) – HIKMICRO LYNX LH19 2.0
- Sensore: 384 × 288 px
- Oculare (display): 1024 × 768 px
- Frequenza immagine: 50 Hz
- Lunghezza focale: 19 mm (corrisponde a un’inquadratura di circa 150 mm sul formato pieno)
- NETD: < 20 mK
- Apertura: F1.0
- Portata di rilevamento: 900 m
- Ingrandimento di base: 1,8× (corrisponde a un’inquadratura di circa 150 mm sul formato pieno)
- Zoom digitale: 1×, 2×, 4×, 8×
- Rese termiche: White Hot, Black Hot, Fusion, Red Hot
- Compensazione diottrica: sì
- Telemetro: sì
- Scatto di foto: sì
- Ripresa video: sì
- Wi-Fi / supporto dell’app: sì
- Autonomia della batteria: 6,5 ore
- Tipo di batteria: batteria interna agli ioni di litio
- Memoria interna: 16 GB
- Interfacce: USB-C
- Grado di protezione: IP67
- Peso: 282 g (senza batteria)
- Dimensioni: 172,5 × 56 × 60,8 mm
Altro sui dati tecnici lo leggi nel mio primo articolo “Termocamere e fotografia di fauna selvatica?”.
Condizioni di prova & metodo
Per la mia prima prova sul campo mi sono mosso in ambienti naturali diversi: nel bosco, in paesaggi aperti, con e senza laghi, sia al buio sia di giorno.
La termocamera l’ho usata in due modi:
- In movimento, a mano libera, come fanno di solito i cacciatori.
- Fissa, montata sopra la mia fotocamera con l’obiettivo, come me l’ero immaginata all’inizio.
In più ho provato sul campo la trasmissione live dell’immagine termica su cellulare e tablet. Volevo capire se riesco a rendere visibili gli animali selvatici nascosti – e se questo mi dà un vantaggio nella fotografia di fauna selvatica. Per esempio per sapere quali animali ho davanti durante l’appostamento, anche se a occhio nudo non li vedo.
Ma anche per il sopralluogo, cioè per analizzare ambienti naturali nuovi e sconosciuti, così da valutare meglio l’habitat e pianificare i miei progetti fotografici in modo più mirato.
Specie osservate
In questo resoconto si parla sia di animali che ho ripreso per caso, sia di quelli che dopo averli scoperti sono riuscito a fotografare in modo mirato. Ci sono state alcune sorprese. Ho osservato molti passeriformi e mammiferi – e uno dei momenti migliori è stato fotografare di proposito una civetta nana.
La civetta nana nel corteggiamento

Un momento da ricordare: aver visto una coppia di civette nane in accoppiamento alle prime luci. Senza termocamera: nessuna possibilità.

Gli storni si svegliano e i cacciatori nascosti
Gli storni nel canneto sono stati uno scenario di prova magnifico per la termocamera.
Un aspetto interessante è che nel canneto all’inizio non si vede nessuna firma termica; solo quando si preparano a partire e si posizionano più in alto nel canneto si riescono a vedere.
Il canneto copre completamente la firma termica.




Il fantasma del bosco, smascherato


Una coppia di sparvieri al sole e alle prese con il nido l’ho scoperta in una bella mattina di sole durante un sopralluogo.
Fino ad allora questo uccello schivo l’avevo incontrato solo due volte: una, quando un falco pescatore attaccò il “fantasma del bosco”, perché si era avvicinato troppo al suo nido. E una a grande distanza, quando era posato su un albero e lo scoprii anche con la termocamera.
Questa volta sono stato un po’ fortunato: perlustrando l’ambiente con la termocamera sono riuscito a individuare gli uccelli nascosti a brevissima distanza.




A passi silenziosi
In appostamento nel bosco, mentre aspettavo la civetta nana, una volpe è passata lungo il sentiero e così nel mio campo visivo.
Nell’immagine termica (prima immagine – segno verde) si riconosceva qualcosa, ma a quella distanza non si poteva dire con certezza se fosse una volpe o un altro mammifero.


Uso pratico sul campo
Come ho già detto, all’inizio usavo la termocamera in movimento. Il mio vero obiettivo era però abbinarla alla mia attrezzatura fotografica, in modo da a) sfruttare a pieno tutti e due gli apparecchi nello stesso momento e b) avere, dopo aver individuato il soggetto con la termocamera, l’attrezzatura fotografica già puntata su di lui e pronta.
Un altro vantaggio: volevo avere tutte e due le mani libere, per poter reagire con flessibilità. La termocamera ha un attacco per treppiede, una filettatura come quella che si conosce dalle normali fotocamere. Ho sfruttato questa possibilità e da lì mi è venuta l’idea di abbinare la mia fotocamera e la termocamera.
Una soluzione all-in-one: nel campo della fauna selvatica più attrezzatura vuol dire anche più lavoro, sia nel montaggio sia nell’uso. Ed è una sfida soprattutto di notte, per non parlare del peso in più da portarsi dietro. Così ho ragionato su come trovare una soluzione pratica per unire tutto in una sola configurazione. All’inizio ho provato a usare l’attrezzatura che avevo già. Questo mi ha portato più vicino a una soluzione parziale, ma per la versione definitiva ho dovuto comprare ancora qualche pezzo.
Il risultato della mia configurazione:


Uso & ergonomia
Trasportabilità & peso

La termocamera è relativamente compatta (172.5 x 56 x 60.8 mm) e sulla bilancia arriva a circa 300 g. Se serve, sta perfino nella tasca di una giacca. Per me è maneggevole e semplice da usare.
Tutte le funzioni importanti – i menu, lo zoom, le foto e i video e il passaggio tra le diverse rese termiche – si comandano comodamente con una mano sola. Questa però è una valutazione soggettiva. Io ho le mani grandi, quindi l’apparecchio mi sta bene in mano e tutte le funzioni si raggiungono senza problemi.
Chi su questo è incerto dovrebbe comprare un apparecchio del genere da un rivenditore in negozio, non online. Così si valuta meglio se l’ergonomia è davvero adatta a sé.
Resa e leggibilità nell’oculare
L’oculare offre una buona risoluzione (1024×768 px), e così i soggetti – a seconda della distanza – si distinguono più o meno chiaramente. Va però tenuto presente che la risoluzione dell’oculare è più alta di quella del sensore (384 x 288 px) della termocamera. Vuol dire che i video o le foto non si vedono sul monitor del PC belli come li si ricorda dall’oculare.
Anche la resa e la struttura dei menu sono chiare e ben fatte, quasi autoesplicative. Alcune icone non si capiscono subito, ma si possono cercare nel manuale.
Autonomia della batteria & consumo
Il produttore indica un’autonomia di 6,5 ore – e in base alla mia esperienza il dato ci sta.
L’autonomia reale però dipende molto dallo scenario d’uso:
- Con l’uso in movimento – cioè quando ci si sposta e si scansiona l’ambiente solo ogni tanto – la batteria tiene almeno 6 ore.
- Con il live streaming continuo l’autonomia è di circa 3-4 ore.

Una prova particolarmente interessante l’ho fatta in una fredda mattina d’inverno a -5 °C: sono rimasto per alcune ore fuori in appostamento, con la termocamera accesa di continuo. Nonostante le temperature basse la batteria ha tenuto quasi 4 ore, e alla fine non era del tutto scarica. Forse avrebbe retto altri 30 minuti – ma questa è solo una supposizione. I dati del produttore, dal mio punto di vista, non sono esagerati e coincidono con la mia esperienza.

Anche il cambio della batteria è relativamente semplice: il vano batteria montato di lato è messo in una posizione pratica. Un piccolo neo è però il coperchio del vano, che si chiude in modo un po’ ostico – per me è un punto a sfavore, ma non un motivo di rinuncia. Nella confezione ci sono due batterie, quindi l’apparecchio – a seconda dell’uso e della temperatura esterna – si potrebbe tenere acceso tra le 8 e le 12 ore di seguito.
Con una passeggiata quotidiana di un’ora una carica piena basta per molti giorni, senza doversi preoccupare di ricaricare.
Qualità d’immagine & resa
Portata di rilevamento & precisione
Come ho già detto, le termocamere si usano soprattutto nella caccia, e la loro costruzione è pensata per quello. Vuol dire che l’inquadratura sta piuttosto sul lato tele – ideale per osservare e identificare i mammiferi a distanze medie e grandi. Siccome però uso l’apparecchio per la fotografia di fauna selvatica, ho scelto di proposito un modello “grandangolare”. Il che non vuol dire che abbia una visione grandangolare. Come ho già descritto, con questo modello ho un’inquadratura come quella di una fotocamera full frame a 150 mm.
Esperienze sul campo
Sul campo però mi sarei augurato una focale ancora un po’ più grandangolare, soprattutto quando si vuole coprire tutto il raggio intorno a sé per circa 10 metri. Purtroppo in questa fascia di prezzo e di prestazioni non c’è un modello con un campo visivo più ampio senza dover accettare compromessi (per esempio la messa a fuoco assente o funzioni ridotte). Questa era la situazione quando cercavo una termocamera; in futuro forse cambierà.
Per i miei scopi la HIKMICRO Lynx LH19 2.0 va comunque bene, soprattutto nella fascia visiva media di circa 200 m. Non vuol dire che gli animali più lontani non si riconoscano più, ma il punto forte sta chiaramente sulle distanze medie. Il produttore indica per la Lynx LH19 una portata di rilevamento di 900 m. Lo posso confermare, anche se a quel punto classificare la specie diventa già difficile.
L’uso nel campo vicino e in quello lontano

Distanza minima di messa a fuoco (fino a circa 2 m)
Nel campo vicino bisogna lavorare attivamente con l’apparecchio, perlustrando il primo piano in modo mirato – meglio se per quadranti, cioè sistematicamente nelle varie direzioni. La distanza minima di messa a fuoco dell’apparecchio è di circa 2 m.
Campo lontano
Sulle distanze medie e grandi si riconoscono i movimenti di animali da piccoli a medi, ma può essere più difficile attribuirli a una specie precisa. Si capisce se si tratta di un passeriforme o di un mammifero, ma non di quale esattamente. Con i mammiferi è un po’ più semplice, perché di solito sono più grandi. A grandi distanze resta comunque difficile capire se ad attraversare il sentiero nel bosco sia una volpe o dei caprioli. Ma il produttore lo descrive proprio così: l’apparecchio mantiene quello che promette.
Rese termiche & allenamento dell’occhio
Un punto che ho dovuto prima imparare è l’interpretazione della vista termica. All’occhio serve un po’ di esercizio per capire come vengono rese le fonti di calore – e quali differenze ci sono tra le rese termiche.
Un esempio:
I passeriformi, per la loro taglia ridotta, sono difficili da scoprire – soprattutto quando intorno a loro ci sono altre fonti di calore che li “coprono” otticamente, come la vegetazione. Con il tempo ho però trovato due rese termiche particolarmente utili:
- Fusion
- Black Hot
Con queste modalità riconosco meglio gli animali più piccoli, perché si staccano chiaramente da quello che hanno intorno.
Nella galleria in fondo con le singole rese termiche può nascere l’impressione che la vista “Red-Hot” sia la variante migliore. Può valere per i soggetti grandi, ma gli uccelli piccoli, alla distanza corrispondente, non irradiano abbastanza calore per essere resi come una superficie rossa.
Nella galleria qui sotto mostro tutte e quattro le rese termiche dell’apparecchio. La scena è sempre la stessa nelle varie visualizzazioni. Ci si vede una persona in piedi su un sentiero nel bosco, che in questa resa è il punto più caldo.




Risoluzione & dettaglio
La risoluzione e il dettaglio della termocamera non si possono paragonare a quelli di una normale fotocamera. Al confronto la qualità d’immagine è piuttosto bassa, quindi l’apparecchio non si presta direttamente a foto o video di buon livello. Chi vuole riprendere immagini termiche ad alta risoluzione dovrebbe passare a un modello di fascia alta.
All’inizio non avevo affatto in programma di fare foto o video con questo apparecchio: doveva essere solo un aiuto per osservare gli animali. Dopo diverse settimane d’uso devo però dire che l’idea di usare le riprese termiche di proposito è piuttosto allettante. Apre una prospettiva completamente nuova sulla natura e permette immagini affascinanti, con un’estetica tutta loro.
Per questo scopo la HIKMICRO LYNX LH19 2.0 è però adatta solo fino a un certo punto, perché la sua risoluzione è troppo bassa. L’immagine nell’oculare è molto più definita delle riprese salvate. Il motivo è che l’oculare ha una risoluzione più alta, mentre le riprese vere e proprie vengono salvate nella risoluzione più bassa del sensore.
- Sensore: 384 × 288
- Oculare (display): 1024 × 768 px
Sul campo per me questo conta però poco – anche se, quando poi guardo il materiale sul laptop, una risoluzione più alta delle riprese me la augurerei.
La resa a temperature diverse
Qui finora non posso dare una valutazione completa, perché ho provato l’apparecchio soprattutto a temperature basse.
Punti di forza & limiti
Vantaggi particolari nella fotografia di fauna selvatica
Una conclusione completa al momento non la posso ancora trarre: mi sono dato un periodo di almeno 12 mesi per arrivare a una valutazione solida in condizioni diverse (zone d’impiego, stagioni e così via).
Quello che posso però già dire: la mia decisione di comprarmi una termocamera si è confermata in pieno. La voglia di uscire sul campo ancora più presto è addirittura cresciuta – perché adesso posso osservare cose che prima mi restavano del tutto nascoste.
Nelle uscite fatte finora ho potuto assistere a eventi che non avrei saputo immaginare.
Un esempio concreto: nel mio appostamento mirato per fotografare la civetta nana, la termocamera è stata di enorme aiuto sia nel sopralluogo sia più tardi durante la sessione. Senza la termocamera non avrei potuto né fare le riprese né osservare l’accoppiamento degli uccelli. È stata davvero un’esperienza particolare.
Punti deboli possibili & difficoltà
Finora ho constatato che l’uso in movimento – cioè girare con l’apparecchio – aiuta solo fino a un certo punto. Un uso mirato, per esempio perlustrando le cavità degli alberi nel bosco, funziona invece bene. Ma il vero punto di forza di questo strumento per me sta chiaramente nell’appostamento, per analizzare l’ambiente con una “vista allargata”. Siccome in appostamento l’ambiente non cambia, la termocamera è un mezzo utile per riconoscere più in fretta i cambiamenti in un contesto costante e per attribuirli meglio.
Limiti dovuti al campo visivo
Dipende soprattutto dalla focale, cioè dall’inquadratura. Per me l’ideale sarebbe un’ottica con campo visivo variabile, dal grandangolo estremo fino all’inquadratura attuale della HIKMICRO LYNX LH19 2.0. Quest’ultima corrisponde più o meno a una focale di 150 mm su una fotocamera full frame. Lo zoom digitale offre sì un ingrandimento fino a 8×, ma la risoluzione ne risente parecchio e per i miei scopi non è davvero utilizzabile.
Riconoscere uccelli & animali piccoli

- Gli uccelli piccoli a distanza – a seconda dell’ambiente e delle fonti di calore come i tronchi – si riconoscono bene in movimento, ma quando stanno fermi si confondono spesso con quello che hanno intorno.
- Le specie di uccelli più grandi (dalla taglia del merlo in su) si riconoscono invece bene.
- In appostamento è difficile localizzare i passeriformi fermi a breve distanza, perché scansionando con l’inquadratura tele l’occhio si stanca in fretta.
Gli scenari migliori e le attrezzature complementari
In base alle esperienze fatte finora arrivo a questa conclusione:
I punti di forza della termocamera in appostamento
In appostamento, quando l’apparecchio è puntato su una certa zona, i movimenti o i cambiamenti si riconoscono in fretta. Per questo vedo i punti di forza chiari della termocamera proprio quando è rivolta a un campo visivo fisso.
I limiti nell’uso in movimento
Nell’uso in movimento individuare animali fino alla taglia di un passeriforme non è un problema, ma la domanda è cosa ci si aspetta. Un semplice avvistamento? Nessun problema.
Trovare cavità negli alberi che hanno una certa temperatura e danno quindi indizi sul fatto che siano usate dagli uccelli? Ottimo.
Per me personalmente l’uso in movimento è però alla lunga più faticoso, perché l’ambiente cambia di continuo – e con esso le strutture termiche, e questo stanca l’occhio più in fretta. L’apparecchio dà comunque un’immagine stabile, anche usandolo a mano libera.
Abbinarla alla fotografia
Chi non vuole solo osservare ma anche fotografare in modo mirato dovrebbe pensare a come usare i due apparecchi in parallelo. Chi ha già esperienza in fotografia lo sa: si può fare bene una cosa sola alla volta, se si vogliono buoni risultati. Per questo ho abbinato la termocamera alla mia attrezzatura fotografica.
Così posso puntare la termocamera e la fotocamera sullo stesso punto senza troppa fatica. L’uso si semplifica, senza dover prendere in mano di continuo i due apparecchi separatamente.
Uso la termocamera come un cannocchiale di puntamento, un po’ come si fa con i telescopi: quando guardo attraverso la termocamera e la oriento, l’obiettivo della fotocamera si muove insieme a lei. Così, dopo aver individuato il soggetto, posso passare direttamente al mirino della fotocamera senza perdere tempo e senza dover cercare a lungo. La termocamera di solito la metto in registrazione video, così documenta di continuo tutta l’osservazione.
Differenze stagionali
Un aspetto che devo ancora provare fino in fondo sono le differenze tra le stagioni. Resta aperta la domanda se ci siano particolarità o limiti nel rilevamento o nella durata della batteria – come ho già accennato, per esempio in relazione alle differenze di temperatura.
Inverno – le condizioni migliori?
Immagino che l’inverno dia i risultati migliori, perché:
- l’ambiente in generale è più freddo
- e così le firme termiche di animali e oggetti si vedono più chiaramente
Estate – una sfida?
D’estate le condizioni potrebbero peggiorare:
- Temperature dell’aria e dell’ambiente più alte forse fanno sì che gli oggetti si stacchino meno l’uno dall’altro
- Anche le notti più calde potrebbero ridurre i contrasti tra ambiente e animali
Ma questo lo scoprirò nei mesi estivi.
L’uso di giorno
Di giorno ho potuto usare bene l’apparecchio soprattutto nelle zone di bosco in ombra. Interpretare correttamente le differenze di temperatura è però questione di esercizio, in particolare con le superfici d’acqua.
Non in tutte le zone d’impiego l’uso diurno ha senso:
Un esempio: in una cava cercavo dei gufi reali. Lì a occhio nudo questi uccelli sono difficili da scoprire: per come si mimetizzano, è una vera sfida. Con la termocamera è però nato un problema: la parete di roccia accumulava calore e lo irradiava, e così non c’era modo di distinguere chiaramente l’animale. Non vuol dire che in ambienti del genere l’uso sia impossibile in assoluto – ma in base alla mia esperienza finora una cava non offre le condizioni migliori per questa tecnologia.
Conclusione & consiglio
Vale la pena questo acquisto per chi fotografa la fauna selvatica?
Per me finora posso dire: questo investimento è stato la decisione giusta. Mi manca però ancora altra esperienza a lungo termine per dare un giudizio definitivo sui punti di forza e sui limiti nell’uso continuativo. Oltre alla semplice osservazione degli animali, la termocamera mi ha permesso un’esperienza in più con la natura, affascinante. Senza voler esagerare: al momento l’apparecchio mi accompagna in ogni uscita.
Casi d’uso adatti & a chi si rivolge
Se stai pensando di comprarti una termocamera, dovresti porti la stessa domanda che ti poni quando compri una macchina fotografica: “Che cosa voglio farci esattamente?”
L’apparecchio può essere una buona soluzione quando si tratta di osservare e individuare – con dei limiti però, a seconda del modello.
A chi si adatta una termocamera?
Per chi osserva gli animali in generale:
- Buona possibilità di individuare animali difficili da vedere a occhio nudo.
Per chi fotografa la fauna selvatica in appostamento:
- Particolarmente utile da una posizione fissa, per osservare in permanenza un certo ambiente
- Insieme a una configurazione che unisce la fotocamera e la termocamera (per esempio con un treppiede) si sfrutta al meglio
Per i birder (osservatori di uccelli):
- I modelli d’ingresso probabilmente non sono l’ideale, perché spesso mostrano troppo pochi dettagli per determinare una specie
- Termocamere di livello più alto, con una resa dei dettagli migliore, potrebbero interessare di più chi osserva gli uccelli e gli ornitologi
Per l’uso in movimento (cerca, escursioni):
- Possibile, ma a seconda del modo di lavorare poco pratico
- Usare in parallelo termocamera e fotocamera può risultare frenetico e scomodo
Per me personalmente il punto di forza maggiore di questo apparecchio sta nell’appostamento o da una posizione fissa, per scansionare e osservare l’ambiente in modo mirato. Insieme alla mia configurazione fotografica posso così dedicare tutta l’attenzione allo scatto.
Aspettative contro realtà
Nella mia immaginazione pensavo che con la termocamera avrei semplicemente girato per il paesaggio, guardato attraverso e capito subito dove si nascondono gli animali. Nella realtà però non è così semplice. Naturalmente molto dipende dalla qualità dell’apparecchio: quelli di fascia alta danno probabilmente risultati più rapidi e migliori di un modello d’ingresso. I risultati migliori li ho comunque ottenuti in appostamento, dove riuscivo a cogliere meglio i cambiamenti nell’ambiente.
Alternative
Chi vuole individuare e osservare soltanto con una termocamera potrebbe restare deluso. L’apparecchio è un’aggiunta, non un sostituto di altri strumenti.
Alternative o integrazioni sensate:
Binocolo o cannocchiale
- Se vuoi non solo scoprire gli animali ma anche determinarli, ti serve in più un binocolo, un cannocchiale o una fotocamera con teleobiettivo.
- Soprattutto per l’osservazione diurna un binocolo di buona qualità è spesso un investimento migliore di una termocamera.
Binocolo luminoso per il crepuscolo:
- Particolarmente utile con poca luce, per scoprire gli animali in modo affidabile anche senza termocamera.
- Offre una resa dei dettagli migliore delle termocamere d’ingresso.
Termocamera come apparecchio aggiuntivo:
- Ideale per l’uso di notte, quando gli strumenti ottici arrivano al loro limite.
- Integrazione perfetta per i fotografi che vogliono analizzare gli animali e l’ambiente prima della sessione vera e propria.
FAQ Domande frequenti sulle termocamere nella fotografia di fauna selvatica
1. Una termocamera è adatta a chi comincia con la fotografia di fauna selvatica?
Sì e no – a patto che la usi come aiuto per scoprire gli animali. Chi comincia con la fotografia di fauna selvatica dovrebbe però concentrarsi prima solo sulla fotografia in sé.
2. Con le termocamere si possono fare foto di buon livello?
Solo fino a un certo punto. La risoluzione di solito non basta per una foto o un video di alta qualità – anche se dipende dal modello.
3. Quanto ha senso l’apparecchio con la luce del giorno?
Nelle zone in ombra nel bosco l’uso è ancora accettabile – sotto il sole di mezzogiorno o in generale in ambienti caldi diventa invece piuttosto impegnativo.
4. Cosa porta, nella fotografia di fauna selvatica, abbinare termocamera e configurazione fotografica?
Usando tutte e due le tecnologie si può approfondire il sopralluogo e individuare gli animali già in pieno crepuscolo. Anche l’esperienza con la natura può diventare più intensa.
5. Quali animali si riconoscono bene con la HIKMICRO LYNX LH19 2.0?
Dipende dalla distanza. La LYNX LH19 2.0 ha i suoi punti di forza nella fascia di distanza media, che sta intorno ai 250 m. La portata massima alla quale è ancora possibile un rilevamento è di 900 m. I mammiferi dalla taglia della volpe in su restano riconoscibili. Con i passeriformi diventa invece impegnativo, soprattutto più sono lontani. Gli uccelli in volo, passeriformi o aquile che siano, si distinguono bene.
6. La HIKMICRO LYNX LH19 2.0 è una termocamera d’ingresso?
Sì – il che però non vuol dire che per questo non dia buoni risultati. Chi non si aspetta di registrare con la LYNX LH19 2.0 immagini o video ad alta risoluzione ottiene un aiuto solido per osservare gli animali e per individuare la fauna selvatica. Se si vuole di più sul fronte delle prestazioni, bisogna guardare verso gli apparecchi di fascia alta.


