
Da una settimana sono di nuovo in Giappone, la mia seconda patria, si potrebbe dire, viste le volte che ci vengo ogni anno. Qui sto sempre molto bene, lontano da quella che secondo me è la mentalità del farsi largo a gomitate che c’è in Germania.
Questa volta io e mia moglie iniziamo la nostra avventura con calma. Prima passiamo qualche giorno a Tokyo per ambientarci, poi andiamo per tre settimane sulla penisola di Bōsō, in mezzo alla natura. Una zona del tutto nuova per noi!
L’ultima tappa ci porta poi a Hokkaido, nel paradiso naturale d’inverno, dove ci aspettano gru, cervi, scoiattoli volanti, aquile di mare e molti altri animali.
Il viaggio da Norimberga è filato tutto liscio, a parte un piccolo ritardo a Francoforte sul Meno. Il mio volo è partito con due ore di ritardo perché l’aereo era caricato troppo. E si è scoperto che proprio il mio bagaglio era tra le cose tolte. Ma niente paura: il giorno dopo me lo hanno consegnato in albergo. È andato tutto liscio. Per fortuna avevo messo l’attrezzatura fotografica al sicuro nel bagaglio a mano, non si sa mai.
A Tokyo non abbiamo programmato niente di grosso. Voglio smaltire il fuso orario e arrivare con calma. Siccome negli ultimi quattro giorni in Germania avevo già vissuto con l’orario giapponese, il cambio di fuso non è stato un problema. Altrimenti il fuso può scombussolare parecchio, soprattutto viaggiando verso est. E infatti: quando torno dal Giappone in Europa, il fuso si sente molto meno. Il Giappone è avanti di 8 ore d’inverno e di 7 ore d’estate.
Il nostro albergo a Tokyo si trova proprio accanto al parco di Ueno, una scelta voluta. Lì c’è tutto quello che serve: il parco di Ueno con il suo lago, i musei e una quantità di proposte gastronomiche.
Colonia di cormorani nel parco di Ueno, Tokyo

Durante le nostre passeggiate intorno allo Shinobazu-no-Ike-Pond, un piccolo lago suggestivo del parco di Ueno, ci è saltata all’occhio una colonia di cormorani notevole. La cosa interessante è che questa colonia faceva parte dell’Ueno Zoo Bentenmon e stava dietro una recinzione. Cercando più tardi ho scoperto che questa colonia di cormorani del Giappone è stata integrata nello zoo come parte di un progetto di conservazione. Questi animali sono selvatici e non sono chiusi in gabbia.
Un tempo colonie del genere in Giappone, e a Tokyo in particolare, non erano rare. Ma con i cambiamenti ambientali causati da noi esseri umani, il numero dei cormorani e delle loro colonie è crollato. Negli anni Settanta la popolazione ha toccato un minimo triste, che è valso loro un posto nella Lista Rossa. Nel 1978 in tutto il Giappone restavano solo cinque colonie di questo tipo.
La colonia di cormorani del Giappone allo Shinobazuno Pond, nel parco di Ueno a Tokyo, è stata integrata nello zoo come misura di tutela. Così nell’area di Tokyo si è potuta favorire una ripresa della popolazione. Grazie a questa e ad altre misure in tutto il paese, entro il 1998 il numero delle colonie di cormorani in Giappone è risalito a 47.

Questa colonia mi ha affascinato molto, perché in Germania, dove fotografo di solito, i cormorani sono molto diffidenti. Non è semplice averli vicini davanti alla macchina. E qui si trattava del cormorano del Giappone (Phalacrocorax capillatus), che fino a quel momento non ero riuscito a riprendere così.
Ho deciso di sfruttare l’occasione e di fotografare il cormorano del Giappone in volo da vicinissimo. In due giornate diverse, con due configurazioni diverse, sono riuscito a fare alcuni scatti.
La prima volta, poco prima del tramonto, ho usato la Sony a6700 con l’obiettivo Sony 100–400 mm F4.5/5.6. Il secondo giorno, con il sole già molto alto, ho scelto la Sony A1 con un obiettivo Sony 400 mm F2.8. Tutte e due le giornate sono state impegnative, per l’attrezzatura e per le condizioni di luce. Con la Sony a6700 alla fine avevo troppo poca luce, e l’autofocus non reagiva sempre come volevo. Molti scatti sono andati persi per un autofocus lento e a volte poco affidabile. Il secondo giorno la difficoltà particolare è stata la luce dura, soprattutto fotografando un uccello nero.
Le penne bianche sulla testa dei cormorani, tra l’altro, non sono il segno di una specie diversa. I cormorani sviluppano queste penne durante il periodo riproduttivo. In quel periodo hanno penne bianche su testa, collo e inguine. La cosa interessante è che il loro periodo riproduttivo cade anche d’inverno e non, come per la maggior parte degli uccelli, solo in primavera.
Le due immagini qui sotto sono state fatte con la Sony a6700 + 100 – 400 mm F4.5 / 5.6


Le due immagini qui sotto sono state fatte con la Sony A1 + 400 mm F2.8


Incontri con la fauna urbana nel parco di Ueno, Tokyo

Ogni giorno, dopo colazione, io e mia moglie facevamo una passeggiata intorno allo Shinobazu-no-Ike-Pond, il lago del parco di Ueno. Avevo sempre con me la mia piccola configurazione: la Sony a6700 con l’obiettivo Sony 100-400 mm F4.5/5.6, una combinazione ottima per restare leggeri.
Durante le passeggiate abbiamo avuto qualche bell’incontro: una femmina di moretta, un codone (Anas acuta), specie nuova per me, e con nostra grande sorpresa anche una garzetta.
A Tokyo, negli anni scorsi, ho vissuto così tanti bei momenti e sorprese con la fauna urbana che qui si potrebbero passare almeno due settimane solo con giri fotografici. In realtà questa volta, nella prima settimana del soggiorno, non avevo in programma grandi sessioni di fotografia naturalistica. Ma quando si presentano occasioni così, non riesco proprio a resistere. 😉
Ecco qualche foto di quella giornata:


19 dicembre 2023 – penisola di Bōsō
Da ieri siamo sulla penisola di Bōsō, che si potrebbe quasi considerare il rovescio di Tokyo. Il viaggio in auto è durato due ore buone, un tratto di circa 100 km che in Germania si farebbe in poco più di un’ora. In Giappone il limite in autostrada è di 80 km/h, se non è indicato diversamente. Sulle strade extraurbane il massimo è 60 km/h, e di solito si viaggia tra i 40 e i 50 km/h. Così ti fai un’idea di come si va sulle strade qui. Al confronto, i 130 km/h sulle autostrade tedesche sono ancora una benedizione. 😉
Sulla penisola di Bōsō si trova la prefettura di Chiba, sull’isola principale giapponese di Honshū. La penisola forma il limite orientale della baia di Tokyo e la separa dal Pacifico. Qui nasce una mescolanza unica di colline dolci e boschi fitti. La penisola conquista per la varietà del paesaggio. Ci trovi piccoli villaggi di pescatori appoggiati alla linea di costa, risaie ampie e boschi fitti che invitano a esplorarli. Un paradiso per chi ama la natura e per i fotografi.

Oggi ce la prendiamo con calma ed esploriamo la zona, soprattutto la spiaggia. La spiaggia si chiama Kujūkuri Beach (九十九里浜, Kujūkuri-hama), una spiaggia di sabbia che occupa gran parte della costa nord-orientale della penisola di Bōsō. È lunga circa 60 chilometri ed è quindi la seconda spiaggia più lunga del Giappone.
Il nome “Kujūkurihama” significa alla lettera “spiaggia sabbiosa di novantanove ri“. Si ritiene che sia stato lo shogun Minamoto no Yoritomo a far misurare la spiaggia. Per farlo furono piantate nella sabbia 99 frecce, una per ogni ri. L’unità “ri” corrispondeva allora a 6 chō (circa 660 m), ma più tardi è stata estesa a 36 chō (circa 3,9 km). Il ri corto di 6 chō è caduto da tempo nel dimenticatoio, e per questo oggi molti credono erroneamente che il numero 99 sia solo un’allusione alla sua lunghezza. La lunghezza reale della spiaggia è di circa 66 km, il che rende la misurazione originale di Minamoto no Yoritomo sorprendentemente precisa.
Nella nostra prima uscita in spiaggia abbiamo fatto una bella passeggiata con vento forte, onde alte e qualche incontro con vecchie conoscenze tra gli uccelli. Come attrezzatura questa volta avevo la Sony a6700 + 200 – 600 mm f5.6/6.3.
Il passero solitario maschio (blu / arancione) e la femmina (bruna / macchiata di bianco) nelle immagini 2 e 3. Il corvo, credo, non ci sia bisogno di presentarlo.





20 dicembre 2023 – penisola di Bōsō, sopralluogo giorno due

Oggi ho puntato su un nuovo tratto della spiaggia di Kujūkuri, per continuare a farmi un quadro d’insieme. Ho ripreso da dove era finito il giro di ieri. La giornata era di sole, con qualche nuvola sparsa. A prima vista, a parte i cormorani e i gabbiani sui frangiflutti a circa 500 metri dalla spiaggia, non riuscivo a distinguere granché. Erano comunque troppo lontani per una foto decente.
Il giro di esplorazione mi ha portato avanti lungo la spiaggia. Poco alla volta riuscivo a distinguere sempre più uccelli acquatici sul mare. Rispetto a ieri erano centinaia, che si muovevano sulla superficie molto mossa.
Vicino alle dune coperte di vegetazione ho osservato un uccello che scrutava dalla cima di uno stelo. Mi ha ricordato un’averla piccola. Avvicinandomi, e nella prima foto, non riuscivo a stabilire la specie, ma capivo che doveva essere un’averla. A casa ho poi potuto classificare la specie come averla taurina, detta anche averla giapponese (Lanius bucephalus).

Mentre ero concentrato sull’averla taurina, attraverso la macchina ho notato sullo sfondo un uccello più grande che veniva verso di me. All’inizio pensavo fosse un gabbiano, poi ho riconosciuto un falco pescatore con la preda. Nel tentativo di fare una foto ho purtroppo dovuto lottare con la Sony a6700. Per velocità e precisione della messa a fuoco, questa macchina mi lascia spesso in difficoltà. Per i prossimi giri prenderò la Sony A1, perché in questi giorni mi sono sfuggite diverse buone occasioni per colpa dell’AF della a6700.

Per chiudere la giornata di oggi:
Oltre a un martin pescatore ho potuto osservare e fotografare anche aironi bianchi maggiori, garzette, passeri solitari, ballerine bianche, svassi maggiori, fischioni, codoni, orchetti marini americani, fagiani, il nibbio bruno e il piovanello tridattilo. Una giornata davvero piena!
Da tutti questi avvistamenti sceglierò nel fine settimana un primo progetto, per provare a fotografare e filmare una delle specie in una bella luce e in un bell’ambiente.






Domani continuo il giro di esplorazione. Camminando oggi mi sono imbattuto in una foce sul mare. Qualche metro più a monte ho avvistato centinaia di anatidi, tra cui anche morette grigie. Domani vado a guardare meglio. La giornata di domani dovrebbe essere molto ventosa: vediamo che cosa porta. 🙂
21 dicembre 2023 – penisola di Bōsō, sopralluogo, giorno tre
Vento forte e terra che trema: questo descrive abbastanza bene la giornata di oggi.
La nostra uscita di oggi è stata breve, perché il vento, che soffiava già dalla notte, faceva volare in aria tutto quello che non era fissato, soprattutto la sabbia. Abbiamo comunque tentato la sorte, ma dopo un’ora abbiamo lasciato perdere. Anche gli animali si tenevano da parte, il che con un vento così forte non stupisce. Eppure la giornata era di sole e bella, e sono riuscito a fare uno scatto che a me piace molto. È la prima foto che va oltre la semplice immagine di documentazione, a differenza di quelle che di solito ho pubblicato dagli ultimi giri di esplorazione.
Un passero solitario aveva afferrato un piccolo granchio ed era a soli 4 o 5 metri da me. L’ho fotografato con la mia Sony A1 + TC 1.4 + 200–600 mm F5.6/6.3.


Tornato al nostro alloggio mi aspettava già l’esperienza successiva: un terremoto. Negli anni scorsi a Tokyo ogni tanto avevo sentito una scossa leggera, ma niente di preoccupante. Questa volta era più forte: la casa ha tremato per 5 secondi buoni, e la cosa si è ripetuta altre tre volte durante la notte. Cercando un po’ ho scoperto che l’epicentro era a circa 66 km dalla costa nel Pacifico e che la magnitudo era di 4,8 sulla scala Richter. Sembrava di stare seduto su una piastra vibrante gigantesca. Un’esperienza davvero interessante, che mi ha fatto capire di nuovo quanto siamo impotenti davanti alle forze della natura.
I prossimi aggiornamenti li pubblicherò su una nuova pagina, perché questa è già diventata piuttosto lunga. Nel fine settimana, mentre la Germania festeggia il Natale, mi godrò le giornate con la macchina nella natura. Se vuoi, puoi seguirlo in questa rubrica del mio sito.
Buon Natale.


