Incontro affascinante con il marasso (Vipera berus)

Marasso scuro con la lingua lunga e tesa dritta tra rami consumati dal tempo.
Marasso (Vipera berus), che noi chiamiamo affettuosamente Otti – Sony a6700 + 1.4xTC + FE 100 – 400 mm f4.5/5.6 – 560 mm f8 – ISO 160 – 1/1000

Uno sguardo nel mondo di un serpente raro in Germania

Quando suona la sveglia, prima che i primi raggi di sole della giornata arrivino alle finestre, per chi fotografa la natura comincia di solito una nuova avventura. Una mattina così, per me, è sempre carica di attesa e di trepidazione, soprattutto quando la meta è un animale raro e affascinante come il marasso.

Preparazione e viaggio alle prime ore del mattino

Il mio giro comincia presto, prima che la città in cui vivo si svegli. Con lo zaino fotografico pieno di attrezzatura e una meta precisa in testa, quella mattina esco di casa e vado nella natura dell’Alto Palatinato. Mi spinge l’attesa dell’incontro con il marasso.

Un’esperienza indimenticabile sul posto

Arrivato a destinazione mi preparo. Con una giacca antipioggia mimetica, scarponi alti e l’attrezzatura fotografica mi incammino verso il marasso. Vado in questo posto da anni: è qui che si scalda al sole con regolarità.

Mia moglie e io abbiamo dato alla femmina di marasso il nome Otti. Abbiamo scoperto questo rettile affascinante qualche anno fa e da allora, in primavera, passiamo ogni tanto a vedere come sta, quando siamo in zona. I marassi hanno territori tra 1 e 2 ettari, quindi ci sono buone possibilità di osservarli ogni anno negli stessi punti: di solito hanno i loro posti fissi per prendere il sole.

Questa volta il mio obiettivo è realizzare qualche serie di immagini diversa dagli scatti singoli degli anni scorsi.

Il fascino dei serpenti in Germania

Marasso avvolto a esse tra rami scuri, habitat tipico di brughiera in Germania.
Marasso (Vipera berus) – Sony A1 + Tamron 28 – 75 mm f2.8 – 75 mm f8 – ISO 125 – 1/400

È affascinante vederlo uscire lentamente dal suo nascondiglio e scaldarsi al sole. Gli occhi, di solito di un rame lucente, sono opachi e lattiginosi, con un riflesso bluastro: è il segno che manca poco alla muta. Dopo il letargo invernale i marassi fanno la muta e passano poi alla fase degli accoppiamenti. Gli occhi lattiginosi e bluastri nascono perché nei serpenti le palpebre superiore e inferiore si sono fuse in una membrana trasparente. Questa membrana è nota come “occhiale“. Durante la muta si stacca lo strato esterno della pelle cornea, compreso quello che ricopre la membrana protettiva dell’occhio. Per questo gli occhi di un marasso che si prepara alla muta appaiono lattiginosi e velati, e la sua capacità visiva ne risente parecchio. In questa fase la vista del serpente è fortemente ridotta.

Dettagli fotografici e conoscenza dell’animale nei miei scatti al marasso

Marasso scuro con la lingua lunga e tesa dritta tra rami consumati dal tempo.
Ben mimetizzato, il marasso (Vipera berus) sta nel suo posto al sole

Per fotografare il marasso nel suo ambiente naturale tengo la fotocamera in raffica, con punto di messa a fuoco singolo (SPOT-S) per riuscire a mettere a fuoco tra i fili d’erba, e lavoro a tutta apertura per avere luce a sufficienza. Il marasso (Vipera berus) di solito è un animale molto tranquillo, che si muove con cautela, soprattutto finché non ha raggiunto la sua temperatura corporea. I marassi, come gli altri rettili, sono eterotermi: la loro temperatura corporea dipende da quella dell’ambiente. La temperatura corporea ottimale di un marasso, quella in cui è più attivo e in cui le sue funzioni corporee lavorano al meglio, sta di regola tra 25 °C e 30 °C. A quella temperatura riesce a cacciare, a muoversi e a digerire in modo efficace.

Per chi fotografa questo significa che si può usare un tempo di scatto più lungo, così arriva abbastanza luce sul sensore e si resta su valori ISO bassi, con meno rumore nelle immagini. Se la luce non basta, per chi fotografa la natura è un vantaggio.

Sdraiato a terra con il teleobiettivo, tengo ferma la fotocamera mentre fotografo le sue squame da drago e il corpo elegante. Con il teleobiettivo Sony 100–400 mm f4.5/5.6 posso avvicinarmi al marasso senza disturbarlo e fissare dettagli che altrimenti resterebbero quasi sempre nascosti all’occhio umano.

Steso tra i rametti bruni, mimetizzato, il serpente color rame si vede appena. Allarga le costole per scaldare meglio il corpo e continua a saggiare l’aria con la lingua. I serpenti lo fanno per esplorare l’ambiente e cogliere i segnali chimici. La lingua bifida raccoglie le particelle nell’aria e le porta all’organo di Jacobson, dove vengono analizzate. Così riescono a riconoscere gli odori, a stabilire da che parte arriva la fonte e a ricavare informazioni su prede, altri individui della specie o pericoli.

Dopo che il sole l’ha scaldata a lungo, si infila prima sotto le foglie di una pianta lì vicino. Dopo un po’ torna lentamente nel suo rifugio sotto un mucchio di pietre. Lì trova ombra, ma le pietre continuano anche a darle il calore che hanno accumulato nelle ultime ore.

Dallo scatto all’immagine finale: risultati che colpiscono

Dopo aver fotografato a lungo “Otti” (il nostro soprannome per il marasso), qui puoi vedere alcune immagini finali che mostrano il marasso in tutto il suo splendore. Lo mostrano durante e dopo la muta.

Dettagli affascinanti: primi piani della pelle del marasso

La prima serie mostra primi piani della pelle del serpente, con uno sguardo ravvicinato sulle squame del rettile. Il marasso, con i suoi 50-80 cm, non è troppo grande, e proprio questo sguardo ravvicinato sulla pelle squamosa mi ha incuriosito molto. Da lì è nata l’idea di fare questo tipo di macro della pelle del marasso.

Primo piano estremo delle squame dorsali carenate di un marasso in luce radente.
Macro di squame brune e carenate di un marasso (Vipera berus) disposte come tegole, con granelli di sabbia fini.
Primo piano del disegno a zigzag delle squame di un marasso, illuminato dal sole.
Macro delle squame carenate, bruno-rossastre, di un marasso (Vipera berus) sfalsate come tegole.
Coda di marasso quasi invisibile tra foglie e amenti a terra.

Prima e dopo la muta

Questa serie mostra la differenza del marasso prima e dopo la muta. Qui l’attenzione va al cambiamento degli occhi, nel dettaglio. Gli scatti sono stati fatti con la Sony a6700 e la Sony A1, con il Sony 100 – 400 mm f4.5/5.6 GM, il Sony 400 mm f2.8 GM e il Tamron 28 – 75 mm f2.8. L’elenco qui sotto dice quale immagine è stata scattata con quale configurazione e con quali impostazioni.

  1. Sony a6700 + 1.4xTC + FE 100 – 400 mm f4.5/5.6 – 560 mm f8 – ISO 320 – 1/1000
  2. Sony A1 + 1.4xTC + FE 100 – 400 mm f4.5/5.6 – 560 mm f9 – ISO 5000 – 1/1600
  3. Sony a6700 + 1.4xTC + FE 100 – 400 mm f4.5/5.6 – 560 mm f8 – ISO 320 – 1/1000
  4. Sony A1 + 400 mm f2.8 – 400 mm – f5.6 – 1/1250 – ISO 1000
  5. Sony A1+ FE 100 – 400 mm f4.5/5.6 – f7.1 – ISO 250 – 1/400
  6. Sony A1 + 400 mm f2.8 – 400 mm – f5.6 – 1/1250 – ISO 1000
Marasso con l'occhio velato di bianco-azzurro poco prima della muta, tra i rametti.
Primo piano della testa di un marasso poco dopo la muta, con le squame dal riflesso opaco.
Marasso che saggia l'aria con la lingua nella penombra, testa in una striscia sottile di luce, occhio leggermente velato.
Marasso con gli occhi limpidi dopo la muta, testa tra i rami con una foglia verde.
Marasso arrotolato tra i rami con l'occhio velato prima della muta, disegno a zigzag visibile.
Marasso con gli occhi limpidi dopo la muta, testa tra i rami con una foglia verde.

Il marasso Otti in buona compagnia

La serie successiva è nata a meno di 10 metri dal posto al sole del nostro marasso Otti. Una giovane femmina di marasso sta al riparo dell’erba alta e verde e si scalda. Anche lei la osserviamo già da due anni. È un po’ più diffidente e resta più al riparo delle piante, ed è meglio così: in zona ci sono parecchi predatori, soprattutto dall’alto, come l’airone cenerino, la poiana o il falco di palude.

Gli scatti sono stati fatti con la Sony A1 e la Sony a7R IV, oltre che con il Sony 100 – 400 mm GM e il Sony 200 – 600 mm G.

Marasso grigio-violaceo che riposa arrotolato tra foglie verdi.
Marasso che sporge la lingua bifida tra i fili d'erba.
Femmina di marasso con la testa bruno-olivastra che sbuca dall'erba verde.

Qualche pensiero per finire

Gli incontri con il marasso restano per me una bella esperienza, ogni volta. Ogni volta mi mostrano di nuovo quanto sia importante proteggere e rispettare la natura. Chi fotografa ha la possibilità di fissare in immagini la bellezza della natura e di condividerla. Ma come persone siamo tutti responsabili del fatto che questo, si spera, resti possibile anche in futuro e migliori ancora.

Pericoli e nemici del marasso: uno sguardo d’insieme

Per finire vorrei dare ancora qualche breve nota sul marasso.

I nemici naturali dei marassi sono soprattutto i cinghiali, le martore e le volpi. Anche le poiane e gli aironi cenerini catturano marassi con regolarità. Ai margini dei boschi e nelle siepi i ricci diventano un pericolo per i piccoli. Il pericolo più grande per questi serpenti resta però l’uomo: oltre alla perdita dell’habitat, di cui siamo responsabili, ancora oggi molti marassi vengono uccisi per una paura infondata o finiscono sotto le ruote.

I marassi giovani mangiano quasi solo piccole rane alpine e rane arvali oppure lucertole. Siccome anche queste diventano sempre più rare, il cibo per i marassi giovani scarseggia sempre di più.

Marasso (Vipera berus) ben mimetizzato tra rametti e pietre, quasi invisibile.
Ritirato, il marasso si fonde con la natura grazie al suo bel disegno mimetico.

Informare invece di temere: i miti sul marasso

Sul marasso girano molti miti, per esempio che sia aggressivo. Anche se questi animali sono protetti, vengono ancora uccisi di proposito. In realtà attacca l’uomo solo quando deve difendersi, cioè quando viene toccato, calpestato o non ha più una via di fuga. La cosa importante è rispettarlo nel suo ambiente.

Il suo veleno è potente, ma un morso di solito non mette in pericolo di vita una persona sana. Anche se quello del marasso è un veleno molto efficace, per una persona sana non c’è pericolo di vita: la quantità rilasciata con un morso è molto piccola.

Il veleno serve ai marassi per cacciare le prede, quindi lo usano con parsimonia. È fatto di enzimi e polipeptidi e agisce sull’apparato cardiocircolatorio della preda o del nemico. I marassi possono anche mordere senza iniettare veleno.

Come evitare i morsi: in generale, chi cammina, passeggia o raccoglie funghi dovrebbe portare calzature alte e robuste e pantaloni lunghi. Chi attraversa gli ambienti tipici del marasso, cioè boschi, prati e torbiere, dovrebbe fare sempre attenzione a dove mette i piedi. Chi avvista un marasso dovrebbe osservarlo solo da distanza di sicurezza e non disturbarlo.

Oggi i marassi si trovano solo in piccole popolazioni sparse. Queste sono più vulnerabili, per esempio quando l’estate è troppo fredda. In un habitat isolato mancano poi i luoghi in cui ripiegare e c’è il rischio della consanguineità. Nel frattempo il marasso è nella Lista Rossa di tutti i Länder tedeschi ed è considerato fortemente minacciato.

Calo drammatico della popolazione di marassi

Il marasso "Otti" arrotolato nell'erba verde, occhio rosso-bruno ben visibile.
Questo scatto del marasso Otti è della primavera 2020, le gallerie qui sopra sono tutte del 2024. I marassi possono vivere fino a 20 anni in natura. Sony a7 III + 1.4TC + FE 200 – 600 mm f5.6/6.3 – f9 – 1/2000 – ISO 4000

Tra il 1984 e il 2008 il numero dei marassi (Vipera berus) è stato rilevato con regolarità su un’area campione di poco più di tre chilometri quadrati nel Fichtelgebirge. I dati mostrano una tragica tendenza al calo della popolazione, che potrebbe dipendere da diversi fattori ecologici e umani. Uno sguardo alla popolazione del Fichtelgebirge mostra un calo drammatico: da 48 marassi nel 1984 a solo 8 nel 2008. Questo calo mostra quanto siano urgenti le misure di tutela per conservare questa specie affascinante.

Un grafico del Bayerisches Landesamt für Umwelt (stato: novembre 2011, aggiornamento: febbraio 2023) mostra l’andamento del calo anno per anno.

Popolazione di marassi nel Fichtelgebirge (1984–2008)

Le barre di questo grafico non riportano cifre. Ricavati dalla loro altezza, i valori danno questo quadro: all’inizio del monitoraggio la popolazione sfiora i 50 esemplari. Nel 1990 scende a poco più di 30, nel 1991 a 26 e nel 1993, l’anno di rilevamento successivo, a 18. Dal 2002 resta a una cifra: il minimo è di quattro esemplari nel 2003 e per il 2008 il grafico ne indica sette. In sette anni del periodo non è stato fatto alcun rilevamento: quegli anni non hanno una barra e non valgono zero.

Le misure di tutela necessarie

Il calo marcato dei marassi mostra quanto siano urgenti misure di tutela mirate e un lavoro di sensibilizzazione. Solo così si può fare in modo che queste creature affascinanti continuino a vivere nei nostri boschi e nei nostri prati. Le misure di tutela da sole però non bastano: dobbiamo imparare di nuovo a trattare meglio la natura. È indispensabile informare sul marasso e sul fatto che non è il rettile aggressivo e cattivo che non ha altro da fare che mordere un mammifero (l’uomo) molte volte più grande di lui.

Divertiti a osservare, a imparare e a usare quello che sai per informare gli altri!